mercoledì 5 novembre 2014

Testosterone ed eiaculazione


Testosterone ed eiaculazione


Il testosterone (T) gioca un ruolo cruciale nella risposta sessuale maschile agendo sia a livello centrale sia a livello periferico . In particolare, diverse evidenze dimostrano come il T rappresenti il carburante per la regolazione del desiderio sessuale maschile oltre a regolare il trofismo dei corpi cavernosi e diverse tappe enzimatiche coinvolte nei processi di tumescenza e detumescenza peniena.
Dati recenti provenienti da modelli animali e studi clinici sembrano, inoltre, supportare un ruolo del T nel controllo del riflesso eiaculatorio. Keleta e collaboratori  hanno di­mostrato come il trattamento a lungo termine con T in ratti comporti una riduzione dei livelli cerebrali di serotonina, principale mediatore centrale del riflesso eiaculatorio. Nuclei spinali coinvolti nel controllo eiaculatorio come il nucleo del nervo bulbo-cavernoso sono androgeno-dipendenti .
Analogamente muscoli coinvolti nella fase espulsiva del riflesso eiaculatorio come il musco­lo bulbo-cavernoso e altri muscoli del pavimento pelvico sono profondamente influenzati dai livelli degli androgeni circolanti .
Il T influenza positivamente anche la fase di emissione del riflesso eiaculatorio. II sistema integrato NO-PDE5, uno dei fattori più importanti coinvolti nella contrattilità del tratto genitale maschile (MGT), è in effetti modulato dal T. Modelli sperimentali di ipogonadi­smo ipogonadotropo sono caratterizzati da una riduzione della espressione di PDE5 con secondaria ridotta contrattilità delle vie del MGT. Tale situazione è totalmente revertita dalla somministrazione di T.
Le evidenze cliniche sono in linea con i dati sperimentali: pazienti con eiaculazione precoce si caratterizzano per livelli più elevati di T, mentre soggetti con eiaculazione ritardata sono più frequentemente ipogonadici .
In conclusione, i livelli circolati di androgeni sembrano modulare il riflesso eiaculatorio ma­schile attraverso diversi meccanismi. In presenza di un'eiaculazione ritardata è opportuno escludere un ipogonadismo. Sono in corso studi per verificare se e come la correzione dei livelli di T in pazienti con eiaculazione ritardala possa portare ad un miglioramento dei tempi eiaculatori.

domenica 26 ottobre 2014

ruolo dell’infiammazione della prostata nella patogenesi e nella progressione dell’lPB.

Prostata normale e ipertroficaL'iperplasia prostatica benigna (IPB) è una delle malattie più comuni asso­ciate al processo di invecchiamento negli uomini, in particolare di età > 50 anni, ma ne sono stati identificati solo alcuni fattori predittivi. Negli ultimi anni, l’attenzione si è focalizzata sul ruolo dell’infiammazione della prostata nella patogenesi e nella progressione dell’lPB.

 Nel marzo 2013, in occasione del meeting dell’European Association of Urology a Milano, Italia, si è tenuto un simposio satellite dal titolo “Be- nign Prostatic Hypertrophy (BPH) and Inflammation, from Lab to Clinic” (Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB) e infiammazione, dal laboratorio alla clinica), con l’obiettivo di riesaminare gli ultimi dati relativi al legame tra infiammazione e IPB. Questo do­cumento si basa su una delle presentazioni di questo simposio. È stata condotta una ricerca strutturata della letteratura su PubMed e l’accento è stato posto sui risultati degli scorsi 10 anni.
Questo articolo esamina i recenti risultati relativi al potenziale legame tra infiammazione locale e sistemica e IPB
L’IPB è caratterizzata da progressiva iperplasia delle cellule stromali e ghiandolari e, clinicamente, viene definita dai sintomi del tratto urinario inferiore. Nel corso degli ultimi anni, è stata sempre maggiore l’evidenza a sostegno di un collegamento tra infiammazione prostatica e IPB. Gli infiltrati infiammatori os­servati nei pazienti con IPB sono composti principalmente da linfociti T cronicamente attivati. Le citochine e i fattori di crescita rilasciati dalle cellule infiammatorie creano un ambiente proinfiammatorio, che può sostenere la crescita fibromuscolare osser­vata nell’IPB e può anche essere responsabile dell’induzione di uno stato di relativa ipossia, causato dalla maggiore richiesta di ossigeno da parte delle cellule proliferanti. Diversi studi clinici hanno confermato la presenza dell’infiltrato infiammatorio negli uomini con IPB, che si è dimostrato coinvolto nella patogenesi, nel quadro clinico e nella progressione di questo disordine. Un’evidenza emergente sembra confermare che rinfiammazione sistemica possa anche rivestire un ruolo nell’lPB, poiché negli uo­mini con sindrome metabolica si è trovata una significativa correlazione tra diametro/ volume della prostata e numero di componenti della sindrome metabolica. Conclusioni:È chiaro che un certo numero di meccanismi differenti sono coinvolti nella sviluppo e nella progressione dell’lPB. L’infiammazione della prostata è un ele­mento importante, perché sembra essere coinvolta nella patogenesi, nella sintomato­logia e nella progressione della malattia.

lunedì 6 ottobre 2014

Camera Iperbarica nelle patologie urologiche

fonte

Camera iperbarica in Urologia

La ossigenoterapia iperbarica viene usata in diverse patologie urologiche: nella fascite necrotizzante scroto-perineale e nella cistite e proctite attiniche il suo uso è ormai codificato, nella sindrome minzionale urgenza/frequenza e nelle sindromi pelviche dolorose croniche è ancora oggetto di ricerca.
Il principio sul quale si fonda l’uso della HOT è l’incremento dell’O2 disciolto nel sangue, che viene ceduto ai tessuti per gradiente pressorio; la iperossigenazione tissutale realizza una azione antinfiammatoria ed antalgica, incrementa la permeabilità batterica agli antibiotici, rafforza l’azione macrofagica e linfocitaria, potenzia la neoangiogenesi tissutale, incrementa nel maschio la sintesi di testosterone ed infine migliora la guarigione delle ferite e la rigenerazione dei tessuti.
Nello studio riportato in bibliografia sono stati sottoposti ad HOT, integrando altri trattamenti, 17 casi di fascite scrotoperienale, 12 cistiti attiniche e 4 casi di sindrome urgenza/frequenza. I risultati sono stati eccellenti con buona detersione delle aree disseccate a seguito di gangrena di Fournier, nei casi di cistite attinica abbiamo ottenuto un transitorio miglioramento della sintomatologia e del dolore.
L’esperienza e la specifica letteratura sull’argomento, inducono a ritenere che la HOT, associata ad altri trattamenti medici chirurgici, possa essere un valido dispositivo terapeutico per trattare alcune patologie di interesse urologico; nei casi di Gangrena di Fournier e di cistite attinica è ben documentato questo effetto, nei casi di sindrome urgenza/frequenza e di sindrome pelvica dolorosa cronica è una metodica promettente che necessita di ulteriori ricerche ed approfondimenti.

sabato 20 settembre 2014

Risonanza magnetica e biopsia nella diagnosi del carcinoma prostatico


In questo articolo, Park et al. Hanno analizzato il potenziale incremento di diagnosi tumorale associato alla risonanza magnetica 3 – Tesla (MRI) eseguita prima di una biopsia prostatica trans-rettale eco guidata (TRUS) in pazienti con valori di antigene prostatico specifico (PSA) superiori alla norma ( >4.0 ng/ml). In questo studio prospettico sono stati inclusi 89 pazienti, successivamente stratificati in due gruppi: nel primo gruppo i pazienti sono stati sottoposti prima ad una MRI e poi TRUS, mentre nel secondo gruppo è stata eseguita solo la TRUS. I risultati dimostrano un incremento associato alla MRI pre-biopsia sia nel tasso di detection tumorale (30 vs. 10% per pazienti con o senza MRI, OR=3.9, p= 0.03), sia nel tasso di prelievi positivi (9.9 vs. 2.2%, OR= 4.2, p= 0.001).
Inoltre il tasso di biopsie positive è risultato maggiore sia per quelle sistematiche (7.7 vs. 2.4%, OR= 3.4, p >0.05) che per quelle mirate (38 vs 0%), anche se in quest’ultimo caso in modo non statisticamente significativo. Questi dati dimostrano come la MRI pre- TRUS incrementi il tasso di detection tumorale.
Le considerazioni derivanti da questi risultati sono innumerevoli. Innanzitutto, l’MRI pre-bioptica può essere utile come test preliminare volto ad identificare pazienti con PSA elevato e con neoplasia significativa che richiedono un trattamento.
Tale strategia può evitare una biopsia superflua, in caso di assenza di malattia o di neoplasia non significativa.  Inoltre, l’accuratezza stadiativa sarebbe migliore, data l’assenza di artefatti dovuti all’emorragia conseguente a biopsia. Infine, la valutazione con MRI può essere importante in un regime di sorveglianza attiva. Nonostante i benefici, non vanno dimenticate le implicazioni economiche derivanti dall’esecuzione di una MRI in ogni paziente che necessiti di biopsia. In questo senso, va ricordato che negli Stati Uniti il numero di soggetti sottoposti a biopsia è pari a circa 1 milione all’anno. L’uso della MRI in ciascuno di quei pazienti può portare ad un incremento importante dei costi. D’altra parte, la spesa potrebbe essere bilanciata dal risparmio sulle biopsie superflue. E’ infatti stimato che il costo ad esse associato negli Stati Uniti sia di 2 miliardi di dollari. In conclusione, non è possibile stabilire se una MRI pre-biopsia incrementi o meno i costi nella gestione di pazienti con PSA elevato. Solo uno studio prospettico e randomizzato potrà analizzare il rapporto costo-beneficio di tale strategia diagnostica. Di certo, è importante come urologi potersi affidare ad un centro che possieda una tecnologia per MRI di elevato livello e ad un radiologo veramente preparato.




Prospective evaluation of 3-T MRI performed before initial transrectal ultrasound-guided prostate biopsy in patients with high prostate-specific antigen and no previous biopsy