domenica 20 aprile 2014

Nuovo farmaco per curare i problemi di erezione

Nuovo farmaco per curare i problemi di erezione

Presentata a Stoccolma in occasione del Congresso Europeo di Urologia e appena arrivata nelle farmacie italiane, la nuova pillola è la prima prodotta da un'azienda italiana, la Menarini, ed utilizza il principio attivo Avanafil, più tollerato degli altri principi attivi e con un'elevata efficacia in tutte le categorie di pazienti.

Secondo uno studio internazionale condotto su 686 pazienti e recentemente pubblicato sulla rivista International Journal of Clinical Practice, rilevano gli esperti, ben otto uomini su dieci rispondono molto bene al nuovo farmaco, che è efficace anche nei pazienti con un grado più severo di disfunzione erettile.

La Disfunzione Erettile (DE), nota anche come impotenza, è definita come la persistente o ricorrente incapacità di raggiungere e mantenere un'erezione sufficiente ad avere una prestazione sessuale soddisfacente. Si stima che il 5-20% degli uomini sia colpito da DE moderata-grave durante la vita sessuale. Sebbene l'incidenza della DE aumenti negli uomini over-40, ricerche recenti hanno dimostrato che 1 paziente su 4 con DE di recente diagnosi ha un'età inferiore ai 40 anni. La DE può avere una causa organica, psicogena o mista. La Disfunzione Erettile di origine organica è la più comune e deriva da cause vascolari o ormonali. Spesso è segno di una patologia sottostante non riconosciuta, come una malattia cardiovascolare o il diabete. LA DE, inoltre, può esordire in seguito ad un intervento chirurgico o come conseguenza di un evento avverso ad un farmaco.

venerdì 14 marzo 2014

Eiaculazione precoce nella coppia: la donna


La coppia

Eiaculazione precoce nella coppia: la donna


Non sempre al primo posto tra le urgenze della coppia troviamo la disfunzione erettile.
Spesso il disagio maggiore è nelle conseguenze subite dalla relazione a causa della precocità.
La coppia è un sistema, un sistema è dinamico per definizione. Nella coppia, in quanto sistema dinamico, gli elementi si influenzano vicendevolmente. La relazione è proprio il luogo d’intersezione tra disagio individuale e disagio di coppia.
Il sintomo sessuologico è il modo per comunicare al partner questo disagio. Perché il sesso è uno dei principali modi di sperimentare la relazione.  Ed è il primo canale a non funzionare quando non funziona la relazione. L’eiaculazione precoce, nello specifico diviene l’unico modo possibile per dire : ci sono snche io, o faccio come mi pare, o, più semplicemente , a letto comando io.
Quello che arriva però al sessuologo è il dopo sintomo.
Ed è come se, fatto il danno, la marachella, il misfatto, nessuno ricordasse più perché l’aveva fatto.
Per l’uomo, dopo, c’è senso di frustrazione, per l’incapacità di accompagnare la sua donna all’orgasmo, c’è ansia da prestazione legata alla paura che il sintomo si ripresenti in ogni rapporto dopo essersi presentato qualche volta, c’è tendenza alla svalutazione, difficoltà a gestire eventuali avances della partner, tendenza ad evitare rapporti sessuali o anche solo coccole, petting e preliminari.
Difficoltà ad avvicinare o solo a conoscere altre donne, paura di fidarsi, di sé, degli altri.
Nella donna c’è, all’inizio, incapacità nel riconoscere il disagio del partner come un problema . Per qualcuna c’è addirittura un forte sentimento di soddisfazione: “se arriva subito all’orgasmo è perché mi desidera tanto”, “Mio marito non riesce neanche a guardarmi mentre mi svesto che….”
Ebbene sí, la donna dell’eiaculatore precoce è una che si ipervaluta. E’ infantile e narcisista al limiti del patologico ma molto rigida e direttiva.
Dopo qualche tempo, ma le donne sono un diesel, spesso ci vogliono anni, la soddisfazione cede il posto allo svilimento, alla frustrazione, alla delusione verso quel partner che in qualche modo ha barato ! non eccitatissimo ma imbranato, infantile, quasi… quasi… impotente. Nel senso di senza forza …di andare avanti, di continuare…di trattenersi. E forse è questa la verità.
L’uomo che soffre di eiaculazione precoce spesso non può più trattenersi… E la sessualità, e con essa la eiaculazione precoce, diventano un pretesto, un alibi per poter esprimere tutta la propria rabbia verso una partner percepita come esigente, umiliante, giudicante.  Una parte di cui inconsciamente non ci si fida più, a cui non si riesce più ad “affidarsi”, da cui, per dirla in breve, si scappa! E di corsa pure.
Per questo, anche per questo, l’eiaculazione precoce non è un sintomo dell’individuo ma della coppia e della relazione. Per questo, in sessuologia, spesso, il soggetto portatore del sintomo è considerato malato, ma il malato sa che il virus è nella partner.

giovedì 13 febbraio 2014

L’ipertrofia prostatica può cambiare le caratteristiche del liquido seminale?


Prostata normale e ipertrofica
 E’ forse un concetto  scontato il fatto che la patologia prostatica si ripercuote sulle caratteristiche del liquido seminale, poiché quest’ultimo è composto in buona percentuale proprio dal liquido prostatico.
Ma quali sono gli elementi che vengono modificati?
Dalla revisione sistematica della letteratura scientifica si evince che le variazioni qualitative e quantitative dell’eiaculato nell’IPB riguardano principalmente il liquido prostatico. Sembra che il citrato e lo zinco siano gli elementi maggiormente modificati.
Lo zinco sembra essere quasi raddoppiato nei pazienti affetti da IPB , mentre è sicuramente ridotto nelle prostatiti e nell’adenocarcinoma.
Al contrario il citrato normalmente prodotto in grandi quantità dalle cellule prostatiche in condizioni di normalità, risulta significativamente ridotto nei pazienti affetti da IPB , probabilmente proprio per il processo di proliferazione della parte centrale della ghiandola che non è in grado di produrre il citrato.
Ci sono poi altre modificazioni forse più collegate ai fenomeni infiammatori che alle modificazioni istologiche. Ricordiamo un aumento del rapporto LDH-5/LDH-1 e un aumento della frazione C3 del complemento.
Inoltre nel 36/70 % dei pazienti affetti da IPB è presente una riduzione o assenza dell’eiaculato , la cui eziopatogenesi non è ancora ben chiara. ( compressione dei dotti eiaculatori ? )

mercoledì 1 gennaio 2014

Un potente antinfiammatorio pronto a combattere l'HIV



I ricercatori del Gladstone Institutes hanno scoperto il meccanismo che “uccide” le nostre cellule del sistema immunitario T CD4 predisponendo quindi all’attacco virale da HIV e all’AIDS.
Tra l’altro è stato individuato un farmaco antiinfiammatorio che riesce a bloccare ed impedire la morte di queste importanti cellule del sistema immunitario.
Si sta pianificando un trial in fase due da testare su persone sieropositive
La protagonista è una proteina chiamata IF116 che è in grado di riconoscere i frammenti di DNA di HIV all’interno delle cellule immunitarie colpite da una infezione detta abortiva , cioè dove il virus non si replica ma fa cofidicare e produrre alcune proteine. In queste cellule colpite si viene ad attivare un enzima chiamato caspasi-1 in grado di creare un processo di piroptosi , cioè una forma di infiammazione “infuocata” che porta a morte cellulare. Questo processo ripetitivo porta alla lunga alla morte cellulare.
Negli studi che si stanno approntando, si sta testando un potente antinfiammatorio in grado di bloccare la caspasi-1 rompendo il ciclo cellulare di infiammazione/morte.
Questo era il meccanismo già evidenziato nel 2010 in uno studio che evidenziava come l HIV provasse a infettare le cellule immunitarie inducendo queste a una forma di suicidio con la finalità di proteggere l’organismo e portando quindi al collasso immunitario con cui si identifica l’AIDS.
In teoria la proteina IK116 , un sorta di sensore del DNA, che ho nominato all’inizio dell’articolo, invia segnali all’enzisma caspasi-1 che a sua volta attiva il processo di “ morte cellulare infuocata” la piroptosi
Se, come promesso, un potente antiinfiammatorio potesse bloccare l’attività di tale proteina avremmo fatto un passo in avanti nella cura di tale patologia, abbassando anche la resistenza agli antivirali.
Compito dell’andrologo sensibilizzare sempre i propri pazienti al rispetto della propria salute, anche con regole sul comportamento sessuale

Gli studi, pubblicati su Nature e su Science, sono intitolati rispettivamente: Cell death by pyroptosis drives CD4 T-cell depletion in HIV-1 infectionIFI16 DNA Sensor Is Required for Death of Lymphoid CD4 T Cells Abortively Infected with HIV.