http://www.medicitalia.it/giovanniberetta/news/4615/Calcificazioni-infiammazioni-della-prostata-e-deficit-erettivi#22786
giovedì 1 maggio 2014
domenica 20 aprile 2014
Nuovo farmaco per curare i problemi di erezione
Nuovo farmaco per curare i problemi di erezione
Presentata a Stoccolma in occasione del Congresso Europeo di Urologia e appena arrivata nelle farmacie italiane, la nuova pillola è la prima prodotta da un'azienda italiana, la Menarini, ed utilizza il principio attivo Avanafil, più tollerato degli altri principi attivi e con un'elevata efficacia in tutte le categorie di pazienti.
Secondo uno studio internazionale condotto su 686 pazienti e recentemente pubblicato sulla rivista International Journal of Clinical Practice, rilevano gli esperti, ben otto uomini su dieci rispondono molto bene al nuovo farmaco, che è efficace anche nei pazienti con un grado più severo di disfunzione erettile.
La Disfunzione Erettile (DE), nota anche come impotenza, è definita come la persistente o ricorrente incapacità di raggiungere e mantenere un'erezione sufficiente ad avere una prestazione sessuale soddisfacente. Si stima che il 5-20% degli uomini sia colpito da DE moderata-grave durante la vita sessuale. Sebbene l'incidenza della DE aumenti negli uomini over-40, ricerche recenti hanno dimostrato che 1 paziente su 4 con DE di recente diagnosi ha un'età inferiore ai 40 anni. La DE può avere una causa organica, psicogena o mista. La Disfunzione Erettile di origine organica è la più comune e deriva da cause vascolari o ormonali. Spesso è segno di una patologia sottostante non riconosciuta, come una malattia cardiovascolare o il diabete. LA DE, inoltre, può esordire in seguito ad un intervento chirurgico o come conseguenza di un evento avverso ad un farmaco.
domenica 13 aprile 2014
venerdì 14 marzo 2014
Eiaculazione precoce nella coppia: la donna
Eiaculazione precoce nella coppia: la donna
Non sempre al primo posto tra le urgenze della coppia troviamo la disfunzione erettile.
Spesso il disagio maggiore è nelle conseguenze subite dalla relazione a causa della precocità.
La coppia è un sistema, un sistema è
dinamico per definizione. Nella coppia, in quanto sistema dinamico, gli
elementi si influenzano vicendevolmente. La relazione è proprio il luogo
d’intersezione tra disagio individuale e disagio di coppia.
Il sintomo sessuologico è il modo per
comunicare al partner questo disagio. Perché il sesso è uno dei
principali modi di sperimentare la relazione. Ed è il primo canale a
non funzionare quando non funziona la relazione. L’eiaculazione precoce,
nello specifico diviene l’unico modo possibile per dire : ci sono snche
io, o faccio come mi pare, o, più semplicemente , a letto comando io.
Quello che arriva però al sessuologo è il dopo sintomo.
Ed è come se, fatto il danno, la marachella, il misfatto, nessuno ricordasse più perché l’aveva fatto.
Per l’uomo, dopo, c’è senso di
frustrazione, per l’incapacità di accompagnare la sua donna all’orgasmo,
c’è ansia da prestazione legata alla paura che il sintomo si ripresenti
in ogni rapporto dopo essersi presentato qualche volta, c’è tendenza
alla svalutazione, difficoltà a gestire eventuali avances della partner,
tendenza ad evitare rapporti sessuali o anche solo coccole, petting e
preliminari.
Difficoltà ad avvicinare o solo a conoscere altre donne, paura di fidarsi, di sé, degli altri.
Nella donna c’è, all’inizio, incapacità
nel riconoscere il disagio del partner come un problema . Per qualcuna
c’è addirittura un forte sentimento di soddisfazione: “se arriva subito
all’orgasmo è perché mi desidera tanto”, “Mio marito non riesce neanche a
guardarmi mentre mi svesto che….”
Ebbene sí, la donna dell’eiaculatore precoce è una che si ipervaluta. E’ infantile e narcisista al limiti del
patologico ma molto rigida e direttiva.
Dopo qualche tempo, ma le donne sono un
diesel, spesso ci vogliono anni, la soddisfazione cede il posto allo
svilimento, alla frustrazione, alla delusione verso quel partner che in
qualche modo ha barato ! non eccitatissimo ma imbranato, infantile,
quasi… quasi… impotente. Nel senso di senza forza …di andare avanti, di
continuare…di trattenersi. E forse è questa la verità.
L’uomo che soffre di eiaculazione
precoce spesso non può più trattenersi… E la sessualità, e con essa la
eiaculazione precoce, diventano un pretesto, un alibi per poter
esprimere tutta la propria rabbia verso una partner percepita come
esigente, umiliante, giudicante. Una parte di cui inconsciamente non ci
si fida più, a cui non si riesce più ad “affidarsi”, da cui, per dirla
in breve, si scappa! E di corsa pure.
Per questo, anche per questo, l’eiaculazione precoce non è un sintomo dell’individuo ma della coppia e
della relazione. Per questo, in sessuologia, spesso, il soggetto
portatore del sintomo è considerato malato, ma il malato sa che il virus
è nella partner.
giovedì 13 febbraio 2014
L’ipertrofia prostatica può cambiare le caratteristiche del liquido seminale?
E’ forse un concetto scontato il fatto che la patologia prostatica si ripercuote sulle caratteristiche del liquido seminale, poiché quest’ultimo è composto in buona percentuale proprio dal liquido prostatico.
Ma quali sono gli elementi che vengono modificati?
Dalla revisione sistematica della
letteratura scientifica si evince che le variazioni qualitative e
quantitative dell’eiaculato nell’IPB riguardano principalmente il
liquido prostatico. Sembra che il citrato e lo zinco siano gli elementi
maggiormente modificati.
Lo zinco sembra essere quasi raddoppiato
nei pazienti affetti da IPB , mentre è sicuramente ridotto nelle
prostatiti e nell’adenocarcinoma.
Al contrario il citrato normalmente
prodotto in grandi quantità dalle cellule prostatiche in condizioni di
normalità, risulta significativamente ridotto nei pazienti affetti da
IPB , probabilmente proprio per il processo di proliferazione della
parte centrale della ghiandola che non è in grado di produrre il
citrato.
Ci sono poi altre modificazioni forse
più collegate ai fenomeni infiammatori che alle modificazioni
istologiche. Ricordiamo un aumento del rapporto LDH-5/LDH-1 e un aumento
della frazione C3 del complemento.
Inoltre nel 36/70 % dei pazienti affetti
da IPB è presente una riduzione o assenza dell’eiaculato , la cui
eziopatogenesi non è ancora ben chiara. ( compressione dei dotti
eiaculatori ? )
mercoledì 1 gennaio 2014
Un potente antinfiammatorio pronto a combattere l'HIV
I ricercatori del Gladstone
Institutes hanno scoperto il meccanismo che “uccide” le nostre cellule
del sistema immunitario T CD4 predisponendo quindi all’attacco virale da
HIV e all’AIDS.
Tra l’altro è stato individuato
un farmaco antiinfiammatorio che riesce a bloccare ed impedire la morte
di queste importanti cellule del sistema immunitario.
Si sta pianificando un trial in fase due da testare su persone sieropositive
La protagonista è una proteina
chiamata IF116 che è in grado di riconoscere i frammenti di DNA di HIV
all’interno delle cellule immunitarie colpite da una infezione detta
abortiva , cioè dove il virus non si replica ma fa cofidicare e produrre
alcune proteine. In queste cellule colpite si viene ad attivare un
enzima chiamato caspasi-1 in grado di creare un processo di piroptosi ,
cioè una forma di infiammazione “infuocata” che porta a morte cellulare.
Questo processo ripetitivo porta alla lunga alla morte cellulare.
Negli studi che si stanno
approntando, si sta testando un potente antinfiammatorio in grado di
bloccare la caspasi-1 rompendo il ciclo cellulare di
infiammazione/morte.
Questo era il meccanismo già
evidenziato nel 2010 in uno studio che evidenziava come l HIV provasse a
infettare le cellule immunitarie inducendo queste a una forma di
suicidio con la finalità di proteggere l’organismo e portando quindi al
collasso immunitario con cui si identifica l’AIDS.
In teoria la proteina IK116 , un
sorta di sensore del DNA, che ho nominato all’inizio dell’articolo,
invia segnali all’enzisma caspasi-1 che a sua volta attiva il processo
di “ morte cellulare infuocata” la piroptosi
Se, come promesso, un potente
antiinfiammatorio potesse bloccare l’attività di tale proteina avremmo
fatto un passo in avanti nella cura di tale patologia, abbassando anche
la resistenza agli antivirali.
Compito dell’andrologo
sensibilizzare sempre i propri pazienti al rispetto della propria
salute, anche con regole sul comportamento sessuale
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