domenica 29 settembre 2013

Pre diabete e ....testosterone basso!!

L'associazione tra il diabete di tipo 2 e bassi livelli di testosterone è da tempo riconosciuta.Tuttavia,i  livelli di testosterone negli uomini con pre-diabete sono stati dosati raramente.
Si è quindi voluto indagare se il prediabete è effettivamente associato ad un aumentato rischio di riduzione del testosterone.
METODI:
Questo studio ha incluso 1.306 uomini i cui ormoni sessuali sono stati misurati nel corso di una visita medica.Sono state misurati il testosterone sierico totale e la globulina legante gli ormoni sessuali e le concentrazioni di testosterone libero e biodisponibile sono stati calcolati con la formula di Vermeulen. Il prediabete è stato definito come un’ alterata glicemia a digiuno (IFG), alterata glicemia postprandiale (IPG), o di emoglobina glicata (HbA1c) 5,7% -6,4%.
RISULTATI:
Normoglicemia, prediabete e diabete sono stati diagnosticati in 577 (44,2%), 543 (41,6%), e 186 (14,2%) uomini, rispettivamente.Il prediabete è stato associato ad un aumentato rischio di testosterone totale rispetto agli individui normoglicemici (età-OR aggiustato = 1.87, 95% CI = 1,38-2,54).Il rischio è rimasto significativo in tutte le analisi multivariate.
CONCLUSIONI:
Il pre-diabete è associato ad un aumentato rischio di carenza di testosterone, indipendente dall’ obesità e dalla presenza di sindrome sindrome metabolica.


I dati suggeriscono che il testosterone deve essere misurato sistematicamente
negli uomini con prediabete.

mercoledì 7 agosto 2013

Tumori: la prostata non va tolta per paura

http://salute24.ilsole24ore.com/articles/15577-tumori-la-prostata-non-va-tolta-per-paura


Il secco no alla chirurgia preventiva degli urologi Siuro

Il dibattito è iniziato con la decisione di Angelina Jolie di farsi asportare entrambi i seni dopo la scoperta di un gene che alza il rischio di cancro. Nelle stesse settimane un manager britannico si faceva asportare chirurgicamente la prostata per lo stesso motivo. La presenza del gene Brca2 che nelle donne è associato all'insorgenza del cancro al seno e alle ovaie, nell'uomo al tumore maschile più frequente. Adesso arriva il secco no alla chirurgia preventiva per la salute degli uomini. Lo ribadiscono gli urologi del Società Italiana di Urologia Oncologica  (SIUrO) riuniti a Firenza per il Congresso Nazionale.

“È vero, le ultime ricerche - afferma Giario Conti, presidente SIUrO - hanno dimostrato che l’alterazione, tramite mancate riparazioni del Dna, del gene Brca 2 nel maschio aumenterebbe il rischio relativo di sviluppare il tumore di 9 volte circa rispetto alla popolazione normale. Tendenzialmente i tumori dovuti ad alterazioni genetiche sono più aggressivi, più veloci e danno più facilmente origine a metastasi. Ma per la prostata, a differenza di quello che accade per il tumore al seno e alle ovaie dove la probabilità è molto alta e dove esistono dei percorsi medici precisi, per il tumore della prostata le conoscenze attuali non sono assolutamente tali da garantire la correlazione tra l’alterazione dei geni e l’insorgenza del tumore”.

Il test genetico va richiesto solo per coloro che hanno, in famiglia, diversi casi di tumore aggressivo della prostrata, ossia quando c’è una forte familiarità e si sospetta la presenza di uno di questi due geni. Pertanto, sotto queste condizioni, l’utilità dello screening genetico di massa perde di significato. “La presenza di un'anomalia genetica non rappresenta la certezza di sviluppare il tumore della prostata - prosegue Alberto Lapini, presidente del Congresso - e non giustifica in alcun modo una scelta così radicale qual è l’asportazione della prostata.”