venerdì 13 marzo 2015
Inibina e fertilità maschile
L’inibina è una sostanza , un ormone , prodotta e secreta nell’uomo dalle cellule del Sertoli.
Le cellule del Sertoli sono delle cellule che lavorano nei tubuli seminiferi del testicolo e hanno il compito di “aiutare” le cellule germinali nella loro maturazione in spermatozoi, e sono in grado inoltre di mantenere il numero degli spermatogoni, essendo delle cellule staminali.
Nei miei pazienti con problemi di fertilità, specialmente nelle azoospermie, faccio sempre dosare anche l’inibina.Se l’inibina B è bassa , indica che le cellule del Sertoli non stanno lavorando bene con conseguente scarsa o nulla produzione di spermatozoi. Questo purtroppo penalizza i tentativi di PMA.
FSH alto e Inibina bassa sono markers negativi per la fertilità nell’uomo.
ARTICOLO ORIGINALE
domenica 15 febbraio 2015
Evitare l’ overtreatment del carcinoma prostatico di basso grado
Anche se non radicata nella nostra cultura “urologica “ , la sorveglianza attiva del carcinoma della prostata è una strategia sicuramente utile per evitare inutili e aggressivi trattamenti nei confronti del carcinoma della prostata.
Lo studio riportato in bibliografia illustra il follow up di un cospicuo numero di pazienti affetti da carcinoma prostatico di BASSO GRADO sottoposti a sorveglianza attiva , nel contesto della popolazione generale
La finalità dello studio è quella di dimostrare l’utilità di fornire comunque sostegno e consulenza a questo braccio di pazienti, onde ottenere un’aderenza alla sorveglianza attiva e ridurre di conseguenza inutili trattamenti che risulterebbero in effetti non necessari
http://www.medicitalia.it/blog/urologia/5450-tengo-occhio-evitare-overtreatment-carcinoma-prostatico-basso.html
http://www.medicitalia.it/blog/urologia/5450-tengo-occhio-evitare-overtreatment-carcinoma-prostatico-basso.html
domenica 25 gennaio 2015
soia e ridotto indice di fertilità nell'uomo
Lo spermatozoo non mangia la soia
25.01.2015
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L’assunzione di isoflavoni , attraverso l’assunzione di soia è correlata ad un ridotto indice di fertilità .
Questo dato conosciuto nel mondo animale non è ancora ben codificato per l’uomo.
Ricercatori dell’Harvard School of Public Health hanno studiato questa correlazione , associando appunto l’assunzione di cibi a base di soia alla modificazione di alcuni parametri spermatici .
Nello studio sono stati arruolati 99 uomini cui sono stati fatti assumere 15 cibi a base di soia nei precedenti 3 mesi E’ stata osservata un’associazione inversa tra l’assunzione di soia e la concentrazione dello sperma.
In media il gruppo di uomini che aveva assunto cibi a base di soia presentava uno spermiogramma con un ridotto numero di spermatozoi, circa 41 milioni di meno La relazione inversa tra assunzione di cibi a base di soia e la concentrazione spermatica era più pronunciata tra gli uomini in sovrappeso o obesi. Morfologia degli spermatozoi e volume dell’eiaculato risultavano invece nella norma.
Non dimentichiamoci tra l’altro che i fitoestrogeni contenuti nella soia sono sempre stati considerati nemici negli sport di resistenza in cui si cerca sempre di massimizzare la quantità di androgeni presenti in circolo.
Soy food and isoflavone intake in relation to semen quality parameters among men from an infertility clinic
domenica 11 gennaio 2015
Curare i disturbi urinari notturni della vescica neurologica
Nicturia e vescica neurologica : come curarla
Gia da tempo usiamo la desmopressina per curare la nicturia. Per nicturia intendiamo la produzione di urina durante la notte in quantità tali da alterare il sonno del paziente stesso costretto ad alzarsi in più riprese, o in alcuni casi anche di enuresi , ossia perdite di urina involontaria durante il sonno.
Abbiamo poca esperienza però per quanto riguarda l’uso della desmopressina nel trattamento della nicturia nei pazienti affetti da vescica neurologica, in special modo nei pazienti affetti da Morbo di Parkinson o Sclerosi Multipla
In questo studio sono stati reclutati
32 pazienti affetti da PD ed 11 con SM escludendo pazienti che presentavano all’ecografia vescicaleresiduo post- minzionale >150 ml e ipertensione arteriosa sistemica non controllata.
I pazienti sono stati sottoposti a trattamento con Desmopressina 60 μg sublinguale assunta prima di coricarsi per 7 giorni.
I pazienti che dimostravano in benefico con una riduzione delle minzioni notturne del 50 % hanno proseguito con il farmaco per altre 24 settimane. Chi non aveva avuto lo stesso beneficio, dopo una settimana, ha assunto Desmopressina 120 μg per 7 giorni.
Obiettivo principale era la riduzione di almeno il 50% del numero delle minzioni notturne.
L’Obiettivosecondario: ridurre il volume di urina prodotta e migliorare la qualità del sonno
Risultati
Un raggiungimento degli obiettivi si è avuto in 19 pazienti (44.1%), che hanno continuato ad assumere Desmopressina 60 μg per 24 settimane. 13 pazienti (30.2%) hanno interrotto il trattamento per vomito e diarrea. 11 pazienti hanno
necessitato di aumentare il dosaggio di Desmopressina a 120 μg
Discussione
la Desmopressina si è dimostrata capace di ridurre significativamente la frequenza della nicturia, di aumentare il tempo di sonno fino alla prima minzione nella maggior parte dei pazienti, candidandosi quindi come farmaco efficace nel trattamento della nicturia nel paziente affetto da vescica neurologica.
DESMOPRESSINA NEL TRATTAMENTO DELLA NICTURIA NEI PAZIENTI AFFETTI DA VESCICA NEUROLOGICA M. Gubbiotti, J. Rossi de Vermandois, S. Proietti, M. Porena, A. Giannantoni (Perugia)
venerdì 26 dicembre 2014
problemi vescicali nel paziente diabetico
articolo originale
Una delle principali cause delle complicanze del diabete mellito è la formazione degli AGEs, i prodotti avanzati della glicazione, i quali sono in grado di formare legami covalenti, molto forti, con le proteine, creando una alterazione nella loro struttura e quindi nella loro funzione.
Inoltre sappiamo che spesso il diabete si associa a problematiche urinarie di origine vescicali, quali vescica iperattiva o ostruzioni delle basse vie urinarie (LUTS).
Chiaramente le alterazioni strutturali delle proteine vescicali possono interferire con la funzione vescicale sia indirettamente (neuropatia e microangiopatia), sia direttamente con danni al tessuto interstiziale.
Il lavoro riportato ha dimostrato una correlazione tra i livelli serici dei prodotti avanzati della glicazione e i disturbi del basso tratto urinario, confrontandoli con i più comuni quadri uro dinamici nel paziente affetto da diabete di tipo II.
Sono stati arruolati 40 pazienti affetti da diabete mellito di tipo II e sofferenti da almeno cinque anni di ostruzione delle vie urinarie (LUTS) di grado medio/severo.
Sono stati sottoposti a controlli clinici quali : Emoglobina glicosata (Hc1Ac), velocità di filtrazione glomerulare (VFG), esame del fonso oculare, valutazione di eventuale neuropatia centrale (RMN) o periferica), esame urine completo con urinocoltura, ecografia dell’apparato urinario con valutazione del residuo post minzionale, Uroflussometria (UFM), studio urodinamico.
In tutti i pazienti sono sono stati dosati i prodotti avanzati della glicazione ( AGEs )sierici ed urinari
I risultati di questo studio hanno correlato:
- vescica iperattiva e ipocontrattile con alti livelli di AGEs sierici
- vescica iperattiva o vescica ipocontrattile con livelli medio/bassi di AGEs
Conclusioni
L’aumento degli AGEs sierici, associati a una ridotta Filtrazione Glomerulare e ad una iperglicemia di lunga data, è responsabile nella insorgenza delle disfunzioni vescicali del paziente diabetico.
giovedì 4 dicembre 2014
lunedì 1 dicembre 2014
Incontinenza urinaria da urgenza e biofeedback
L’incontinenza da urgenza è maggiormente rappresentata tra le donne anziane. Le terapie proposte purtroppo non hanno portato miglioramenti sostanziali negli ultimi 40 anni , con un raggiungimento di risultati, valutabili in "vescica asciutta", nel 20% delle pazienti.
Tutte le principali organizzazioni nazionali ed internazionali raccomandano l’uso del biofeedback come primo passo terapeutico, dal momento che può già di per se avere ottimo successo e di contro non presentare gli effetti collaterali della terapia farmacologica.
Malgrado ciò tale metodica è sicuramente sottoutilizzata, poiché richiede un lavoro sicuramente più impegnativo, sia organizzativo che di manodopera.
Sarebbe allora più giusto e utile poter riconoscere, con esami strumentali, quali pazienti affette da urge incontinence si gioverebbero del trattamento di biofeedback.
Questo studio , che ha coinvolto 649 donne affette da urge incontinence ha portato a delle chiare conclusioni.
Si è evidenziato come l’incontinenza da vescica iperattiva di grado severo sia poco rispondente al biofeedback . Un riduzione della iperattività ha permesso però di ottenere ottimi risultati anche con tale metodica in vesciche neurologiche iperattive che avrebbero dovuto altrimenti subire trattamenti farmacologici molto più aggressivi
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